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(Mini) Glocal. Pd tra “sondaggite”, neo-prodismo e “fuoco amico” sempre dietro l’angolo

di Ernesto Pappalardo

La “sondaggite” nei pressi delle scadenze elettorali è una delle risposte più utilizzate per fare fronte alla “paura” dell’ignoto che sempre accompagna l’approssimarsi dell’appuntamento decisivo con le urne. Naturalmente, oggi i sondaggi sono per la maggior parte abbastanza precisi, ma sono pur sempre la fotografia dell’esistente e non una proiezione dinamica. E’ chiaro, quindi, che anche un evento imprevisto nei giorni immediatamente precedenti il voto può spostare le percentuali o determinare flussi imprevisti. Colpisce, quindi, la ventata di sovrastimato ottimismo che accompagna il cambio di segreteria del Pd. Soprattutto perché non sembra tenere conto delle “geografie” territoriali che risentono non poco della percezione ( di solito esatta) dell’elettorato sui territori rispetto ai processi reali di mutamento. Come pure non tiene conto delle perduranti guerriglie intestine che nel Pd ci sono eccome, con buona pace dell’ecumenismo post-democristiano che sembra  accompagnare in maniera eccessiva il nuovo corso zingarettiano. Il prodismo è un’ottima ricetta per costruire ed allargare il più possibile il fronte anti-5Stelle e anti-Lega, ma non elimina  il rischio – come ai “bei tempi” – di pagare dazio al “fuoco amico”, che è una prerogativa fortemente rafforzata nelle stagioni del renzismo e – si ha ragione di temere – anche del post-renzismo. In altre parole, vedere il bicchiere mezzo pieno è certamente utile, anche con l’ausilio di sondaggi a caldo, subito dopo le primarie. Ma pensare che un semplice richiamo al gioco di squadra possa rimettere le cose a posto non convince. Il problema è che ricostruire il partito dalle fondamenta significa scendere nelle tante arene ancora aperte, nei tanti feudi che continuano ad essere ben perimetrati e vigilati. Al momento non si ha alcun segnale concreto (o, se c’è, non arriva all’esterno) che Roma stia avviando una campagna di rinnovamento dal basso. E non è una buona notizia per favorire il ritorno di tantissimi elettori in fuga dai potentati di un partito strutturalmente diviso al suo interno.


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