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(Micro) Glocal. Se la grande confusione fa rimpiangere addirittura il “teatrino della politica”

di Ernesto Pappalardo

Se nella maggioranza di governo la confusione è, per così dire, strutturale, esprime almeno il pregio di macinare consenso. Un consenso a dir poco sorprendente anche se si tiene conto di una serie di contraddizioni facilmente immaginabili all’atto del varo del famoso contratto. In ogni caso, la barca va e produce l’effetto di resistere agli autogol di ministri e sottosegretari che confermano giorno per giorno una particolare propensione a superare il perimetro dell’inimmaginabile. Ma non basta. Se, invece, si prova a decifrare che cosa accade di reale – non di raccontato (tra l’altro male) – nel campo delle presunte opposizioni, si ha la sensazione di un mondo a parte. Lontano lontano dal sentiment dei cittadini in carne ed ossa. Un mondo che ancora gioca alle “strategie” per conquistare il “potere” interno, le “poltrone” di partito. Insomma, un videogame che non mancherà di riservarci ancora “colpi di scena”. Tra primarie, nuovi “assetti”, elezioni europee, amministrative e tra un po’ di tempo regionali (anche in Campania) lo spettacolo sarà “avvincente”. Riusciranno a farsi ancora più male da soli di quanto non se ne siano fatto fino ad oggi? Chi può dirlo. Il Pd da questo punto di vista è davvero imprevedibile. E’ chiaro che oggi come oggi citare “il teatrino della politica” di qualche anno fa è un errore di comunicazione. Si corre il rischio di scatenare addirittura rimpianti.


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