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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Il dibattito sul Recovery e sulla “ripresa” che è necessario programmare con idee chiare e senza tentennamenti.
Ma ripartiamo sempre dal territorio, la casa dello sviluppo
Occorrono interventi duraturi rispetto ai pilastri fondamentali intorno ai quali realizzare il profilo dominante del Sud: agroalimentare, turismo, beni culturali e molto altro ancora.

A guardarsi intorno non c’è che da prendere atto che il “motore” dell’economia, nonostante gli sforzi, è in frenata, più o meno, come l’anno scorso. Naturalmente, lo scenario complessivo è aperto ai riflessi positivi derivanti dalla campagna di vaccinazioni in corso, anche se risente dell’ondata di crisi ancora molto forte e della persistenza del fenomeno pandemico che rimane dominante. Se questo è il quadro che abbiamo di fronte, è abbastanza chiaro come in cerchi concentrici si agitino le reazioni del mondo politico ed economico. Tutto resta sospeso nell’attesa di cogliere con crescente certezza l’evoluzione verso un nuovo inizio – la cosiddetta “ripartenza” – già così pieno di riferimenti a strumenti e iniziative che appaiono, per così dire, molto difficili da raggiungere, pur rappresentando il traguardo minimo per rimettersi in moto. Eppure, la sensazione dominante, che più diffusamente prende forma, resta agganciata non tanto alle cose che, nel frattempo, si possono avviare a soluzione (e non sono poche), ma, soprattutto, a tutto il resto. Al contorno, cioè, che accompagna sempre la sostanza, il piatto forte. In altre parole, invece di definire con certezza e precisione, per esempio, solo il contesto degli interventi – a partire, ovviamente, da quanto si elabora in materia di Recovery – si tende a non fornire lo stesso livello di informazioni sugli strumenti da sottoporre all’attenzione generale, senza, ancora, specificare – così pare di capire – fin da subito le aree (con le loro varie e diverse problematiche) dove dovranno agire le progettualità di cui si deve discutere. Analisi, quindi, delle iniziative, ma con quale, effettiva, valutazione della consistenza del territorio di riferimento (e dei soggetti su di esso operativi), sul quale dovrà attuarsi quanto si programma? I territori così diversi, così, a volte, poco aggregabili, esprimono, invece, specifiche geografie che, proprio in questo momento, possono essere prese in considerazione per tante motivazioni. Prima di tutto per rimuovere tutto quello che non funziona o che “funziona” ma non riesce a raggiungere l’obiettivo primario di una crescita duratura e sostenibile. E nell’area meridionale può essere proprio questo il punto di svolta rispetto a una condizione economica che non può consentirsi nessun altro passaggio sbagliato.

E’, quindi, abbastanza chiara la vera questione da affrontare con urgenza nel nostro Sud, invece di vagare intorno a prospettive che difficilmente appaiono destinate a consolidarsi. Rischiano di mancare all’appello proprio interventi duraturi rispetto a quei pilastri fondamentali intorno ai quali realizzare il profilo dominante: pronti ad inseguire tutto quello che promette il “nuovo”, mentre è sul patrimonio sostanziale – l’agroalimentare, il turismo, i beni culturali e molto altro ancora – che occorre insistere e puntare fino in fondo. La ricollocazione del Mezzogiorno, con ogni accurata e specifica elaborazione dei singoli aspetti da affrontare e da migliorare, sulla cartina geografica dello sviluppo a breve e a lungo termine, è la vera missione per la quale proporre lo sforzo più consistente. Se accadrà, la sfida è da considerarsi già vinta, ma non è un percorso semplice.

Con tutto quello accade (e non accade) è il momento di guardare e discutere ogni cosa con la massima attenzione. Dopo il Recovery, non ci saranno altri Recovery.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

 

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