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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Riflessioni su quali scenari si apriranno una volta che tutto sarà “ripristinato”.
Lo Stato, le regole, il ciclo della “ripartenza”
Non è una verità di poco conto: è il ritorno sostanziale all’interno di tanti “discorsi” che probabilmente sopravvivevano – e sopravviveranno – per strumentalità politica. In altre parole, la prima lezione è già arrivata ed è di grande rilevanza.

Nei giorni del coronavirus si rincorrono costantemente riflessioni sul “che cosa accadrà” nel “tempo del dopo”. In quel “tempo”, cioè, che molti hanno descritto con frasi in qualche modo banali come per esempio “l’affermarsi una nuova e positiva stagione dell’economia” o, ancora, “il ciclo della ripartenza”. Già ci troviamo adesso di fronte a una domanda forte di risposta più che di ripresa, ma – è bene dirselo senza fraintendimenti – siamo certi che parleremo più o meno a breve, ancora in maniera sensata, del “ripristino” delle vecchie e già sperimentate “condizioni” concorrenziali? In realtà, è per molti versi difficile immaginare correttamente come si porranno le cose, come, cioè, si “rimaterializzerà” l’universo economico e produttivo che ci circonda nelle sue dinamiche fondamentali. In molti in questi giorni stanno mettendo in piedi (e diffondendo) modelli, effettuando calcoli, proiezioni, stime e molto altro ancora.

Quello che appare certo non è tanto “quanto” ci vorrà, quali risorse, cioè, saranno necessarie (sicuramente molte, difficili da immaginare con precisione in questo momento). Ma, soprattutto, in quale direzione dovremo muoverci senza impattare sugli scogli delle “diversità” e delle “difese” nazionali, che prendono (e prenderanno) sempre più forma da vari punti di vista.

La vera domanda per tutti i sistemi economici e produttivi è senza dubbio impostata su  quali scenari si apriranno una volta che tutto sarà “ripristinato”, ponendo in primo piano, ovviamente, la salvaguardia della salute (la vita) delle persone.

Quello che appare certo è che nessuno intende, ovviamente, “immaginare” il proprio futuro troppo diverso dal presente ed è molto importante riscontrare come abbiano preso forma collaborazioni e intese che partono dal riconoscimento generale di uno stato di predominio (momentaneo) della malattia che ha messo seriamente in ginocchio (anche) i sistemi economici e produttivi.

Naturalmente, mentre si combatte in ogni modo possibile il virus, occorre pensare a quale “forma” e “peso” prenderanno “pezzi” di economia che hanno costituito fino ad oggi l’identità dei singoli Paesi; a quali saranno le coordinate dello sviluppo, a come ogni più piccola “tessera” di questo mosaico si incastonerà nel mosaico degli equilibri complessivi.

Al momento, partendo sempre dal locale e dalle sue mille sfaccettature, ci appare una condizione generale di “disfatta”, tutto appare “rotto” e anche quello che continua a dare risposte fondamentali – come l’agricoltura per esempio – continuamente in “combattimento” con tutto il resto.

Esiste, in queste giornate, la riscoperta dello Stato e dei tanti punti fermi costituiti dalle Regioni, ma sempre queste ultime amalgamate (o da amalgamare meglio) in un disegno complessivo che ridefinisce in maniera incondizionata il ruolo fondamentale delle istituzioni primarie. Non è una verità di poco conto: è il ritorno sostanziale all’interno di tanti discorsi che probabilmente sopravvivevano – e sopravviveranno – per strumentalità politica.

In altre parole, la prima lezione è già arrivata ed è di grande rilevanza.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

 

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