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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Il profilo economico delineatosi impone qualche riflessione sulle prospettive da non continuare a trascurare.
L’eredità fertile della grande crisi
La nuova identità produttiva della provincia di Salerno va coltivata con cura ed attenzione. Sarebbe un peccato vederla appassire ancora una volta nel solito fuggi fuggi generale dalle responsabilità.

A leggere bene i dati che in queste settimane abbiamo raccolto ed analizzato con il Prof. Paolo Coccorese in relazione alla composizione del valore aggiunto in provincia di Salerno e, soprattutto, mettendoli in relazione con gli anni precedenti la grande crisi, emerge lo scenario di un territorio che ha reagito alla recessione facendo leva sugli “asset” strutturali che aveva a disposizione. In particolare, si configura una forte spinta da parte del comparto turistico (inteso nella sua valenza più estesa) e del settore primario, oltre che (in linea con quanto avvenuto nel resto del Paese) un sostanziale e decisivo approccio innovativo di quelle imprese manifatturiere in senso stretto che non hanno scelto una politica “conservativa”, ma – al contrario – hanno saputo guardare con lungimiranza al futuro. Numeri alla mano, il recupero sul piano della ricchezza complessivamente prodotta può dirsi avvenuto, sebbene il punto dolente resti la geografia del lavoro che – in termini quantitativi, ma anche qualitativi – segnala un arretramento diffuso e ben percepibile anche dal punto di vista dell’aumento del disagio sociale. Giusto per ricapitolare: le persone in cerca di occupazione – nel periodo 2007/2015, fonte Istat – sono passate da 45 a 67mila unità (con il picco di 69 mila nel 2014). Il tasso di occupazione si è attestato al 35,5% nel 2015, mentre era del 38,8% nel 2007 (anche in questo caso il picco negativo risale al 2014: 34,7%). Il tasso medio di disoccupazione provinciale nel 2015 è stato del 16,6%, in crescita di oltre 5 punti percentuali rispetto al 2007 (11,3%), sebbene in calo di un punto rispetto a quello del 2014 (17,5%).

Evidente, quindi, il grande lavoro che resta da fare. Ma è anche molto chiaro come il profilo economico e produttivo delineatosi imponga qualche riflessione sulle prospettive e sulle potenzialità da non continuare a trascurare. Nel senso che la provincia di Salerno appare da molti punti di vista un “laboratorio creativo” che, soprattutto nella dimensione dell’area vasta, è già in grado di suggerire percorsi ed itinerari innovativi. Le nuove filiere produttive descritte dal Censis, per esempio, già sono rintracciabili in non poche aziende agricole che hanno scelto di trasformare i loro prodotti o di interagire con determinati segmenti del mercato turistico. In questi casi molto si deve alla riscoperta della terra da parte di under 35 in grado di offrire nuove visioni e di individuare obiettivi e standard alti da destinare a consumatori/viaggiatori esigenti, disposti ad alzare il gettito di spesa in cambio di qualità. Come pure va detto che la provincia di Salerno non è solo export oriented in tanta parte di imprese dell’agro-alimentare (e non solo), ma è anche green oriented, come ci confermano i dati più recenti elaborati da Unioncamere/Symbola (con importanti ricadute in termini di contratti di lavoro).

E, allora, che cosa manca per “pensare positivo”? Non manca alcun “ingrediente” di base necessario per fare il salto di scala. Manca, invece – nel pubblico e nel privato – la necessaria visione d’insieme capace di porre in primo piano un principio che ha già fatto la fortuna di altre zone e regioni d’Italia: la competitività trasversale e diffusa del territorio. Non è una frase fatta. Al contrario, presuppone partenariati ben saldi tra imprese e Pubbliche Amministrazioni nel segno della trasparenza, del rispetto delle regole e dei ruoli. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre superare la dimensione delle rendite di posizione e la capacità ancora molto pervasiva dell’intermediazione politica non solo per accedere alle varie tipologie di fondi disponibili, ma anche (e soltanto) ad opzioni di sviluppo che hanno il “difetto” di non essere “condivise” dall’alto, ma (“solo”) dal basso. La prima battaglia comune – di pubblico e privato – può e deve essere, per esempio, l’abbattimento dei tempi di attraversamento dei procedimenti amministrativi attraverso il monitoraggio continuo dell’avanzamento delle progettualità delle imprese. Perché monitoraggio continuo significa anche piena trasparenza delle decisioni e individuazione precisa delle responsabilità (pubbliche e private).

Insomma, la nuova identità produttiva della provincia di Salerno è un ibrido fertile – un’immagine introdotta a suo tempo dall’economista Pasquale Persico – ma va coltivato con cura e persistenza. Sarebbe un peccato vederlo appassire ancora una volta nel solito fuggi fuggi generale dalle responsabilità.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

@PappalardoE

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