contatore visite free skip to Main Content
info@salernoeconomy.it

GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Il Mezzogiorno arriva alla pausa estiva con la consapevolezza dell’asprezza delle prossime elezioni regionali in Campania.
L’economia? Tra strategie e “tecniche” di voto
Resta il quadro complessivo di un Sud alle prese con il rallentamento eccessivo della produttività e, nello stesso tempo, con una perdita diffusa di forza/lavoro che sarà molto difficile recuperare.

L’economia meridionale si ferma e (forse) aspetta. Il metodo è abbastanza chiaro e fornisce la chiave di lettura di quanto sta accadendo, mentre altrove le dinamiche assumono caratteristiche diverse, assecondando meglio quanto viene fuori dal sistema di relazioni interne ed estere maggiormente indirizzate a gestire in maniera positiva gli eventi. E’ il momento difficile che capita di vivere a Sud dopo mesi nei quali si è messo in campo il massimo sforzo, tentando di capitalizzare ogni spinta, ogni minimo evento positivo. Alla fine, però, è emerso il “rallentamento”, si è perso qualche colpo, non si è trovato più l’equilibrio giusto per le economie locali che pure avevano lanciato la sfida. Insomma – come spiega la Svimez – il Sud ha rallentato, e ora arrivano i rischi e, forse, la necessità di aspettare gli sviluppi della situazione.

In fondo, è giunto il momento di capire bene e, nello stesso tempo, di attendere l’evoluzione delle cose. E’ evidente che le prospettive da Sud a Nord sono diverse e che occorre valutare con attenzione ogni cosa. Ma è anche sotto gli occhi di tutti che fermarsi significa perdere competitività. Intanto, però, chi riesce a stare nel gioco non ha alcuna intenzione di fermarsi, mentre per molti altri – troppi – è l’unico modo per non perdere in maniera eccessiva colpi.

Resta il quadro complessivo di un Sud alle prese con un rallentamento esoso della produttività e, nello stesso tempo, con una perdita diffusa di forza/lavoro che sarà molto difficile recuperare.

La sensazione è che chi potrà andare avanti con le proprie forze lo farà ampiamente – una netta minoranza sempre fortemente competitiva – mentre chi si troverà in situazioni di difficoltà rallenterà fino a fermarsi.

I numeri – quelli della Svimez – parlano molto chiaro e non autorizzano facili ottimismi. Resta evidente una prospettiva di difficoltà che molto probabilmente lo scenario politico che sembra prendere forma tenderà a fare “galleggiare”. D’altro canto la politica – le parti alla guida del Paese – non ha alcun interesse (se non in maniera strumentale) a “peggiorare” o a “migliorare” troppo la situazione. Anche perché l’azione che può mettere in campo va valutata in base agli scenari che si prospettano all’orizzonte. Per esempio, con una regione come la Campania che si prepara al voto l’anno prossimo è del tutto evidente che le forze di maggioranza del Paese abbiano propensione a rappresentarne le difficoltà. Proprio per questa situazione proporranno, ovviamente, il cambio del quadro politico.

Ma, intanto, l’economia frena. Non si prende eccessivi rischi e, se può, aspetta. Altra storia se si trova in una situazione positiva e, quindi, accelera a prescindere dalle previsioni sul risultato. Restano le imprese in difficoltà che, pure, devono trovare una loro strategia. Riducono i rischi, cercano di gestire il gestibile e aspettano (sempre se ci sono le condizioni per rimanere stabilmente con i piedi ben per terra).

L’unica speranza è che la politica punti a fare bene la sua parte: senza passare troppo tempo a promettere, indicare, prospettare. Basterebbe che almeno dicesse – senza troppe bugie dettate dalla ricerca dei voti e del consenso – che cosa ha realisticamente in mente di fare. Sarebbe già un bel vantaggio.

direttore@salernoeconomy.it

@PappalardoE

Glocal- Mappa Italia
Rallentamento
Back To Top
Cerca