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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Entra nel vivo la fase di “accanimento terapeutico” nei confronti di tutte le inconcludenti parti decisionali.
Le sciagurate vicende della questione Mezzogiorno
Avviati a raccogliere le conseguenze di un grave crisi, ci rendiamo conto di come non emerga al momento nessun segnale di previdente e “salutare” gestione (politico/economica) della macchina pubblica.

Mentre entra nel vivo la fase di “accanimento terapeutico” nei confronti di tutte le parti decisionali in qualche modo presenti e attive sul “da farsi” per concretizzare (o non concretizzare) l’ormai ben noto “recovery fund”, iniziamo a renderci conto sul serio che la crisi avanza con particolare efficacia nelle terre del Sud e che, naturalmente, siamo in netto ritardo anche soltanto sul come immaginare le strade da percorrere per venire fuori dalla peggiore crisi dai tempi del periodo post-bellico. In altre parole, ha preso (per fortuna?) forma il tema della diversità del Sud rispetto al resto d’Italia e, quindi, vanno fatti i conti con tutto il pregresso derivante dalle precedenti e sciagurate gestioni della questione Mezzogiorno. E’, ovviamente, chiaro che il punto centrale sia proprio questo: anche in questa circostanza, al momento di tirare le somme, dovrà pagare il Sud? Il sospetto è evidente, ma appare abbastanza fondato che il meridione, proprio nella circostanza attuale, palesi forme di sofferenza apparentemente meno intense e dirette come quelle che hanno preso ampiamente forma al Nord.

Proprio per queste motivazioni l’intenzione di proporre un “unico conto” sul piatto della bilancia nazionale va valutata con grande attenzione, provando a inserire ogni ragionamento in un’ottica complessiva, ma soprattutto produttiva capace di innescare un’azione unitaria, strutturata in modo da salvaguardare tutte le parti in campo. La sensazione prevalente, però, è che ci avviamo, invece, ad un’ulteriore forma di divisione, di allontanamento da quell’unica logica polivalente in grado di portarci, finalmente, sulla strada del più vero e autentico interesse nazionale (non solo regionale o comprensoriale).

La sfida è nel pieno della sua intensità, si sprecano calcoli e elaborazioni, ma soprattutto si mette in campo la politica che – nel pieno di una campagna elettorale come sempre fintamente incentrata solo sulle Regioni, ma, in realtà, agganciata fortemente con il malfermo quadro nazionale –  ovviamente non fa altro che alimentare aspettative e prova a lasciare immaginare le cose da fare a tutti (o quasi). Uno spettacolo vario, pieno di fantasia che si distanzia non poco dalla difficile realtà delle cose. Con lavoratori e imprese che tentano di fare i conti con uno scenario che è agganciato a numeri e picchi in discesa, oltre che alle previsioni ministeriali che evidenziano, invece, scie di positività inattese.

E’ questo il quadro complessivo che confusamente emerge in queste giornate che non risparmiano nulla: la battaglia politica imperversa, sebbene rallentata dal prorogarsi insistente di una pandemia destinata a influenzare il percorso elettorale.

Si ha la sensazione che la gravità del contesto economico prenderà la sua forma più consistente nei prossimi mesi e che sarà molto difficile riuscire a delineare con chiarezza, soprattutto in Italia, le cose da fare. E, poi, resta l’enorme dubbio derivante dagli equilibri politici: labili, leggeri, incapaci di stabilizzare percorsi e iniziative da prendere al più presto possibile dal punto di vista economico.

Insomma, siamo avviati a raccogliere le conseguenze di un grave crisi e ci rendiamo conto di come non emerga al momento nessun segnale di previdente e “salutare” gestione (politico/economica) del Paese.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

 

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