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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Il profilo qualitativo dell’offerta territoriale che emerge dalle opinioni espresse dai turisti provenienti dall’estero.
La “sindrome” del ritorno non basta
Oltre il 30 per cento dei visitatori stranieri giunti nel 2017 ha già alle spalle due o tre esperienze – evidentemente positive – in provincia di Salerno.

Questo articolo è stato pubblicato nella sua prima versione sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) mercoledì 25 luglio.

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo

L’analisi del rapporto tra il territorio della provincia di Salerno ed i flussi di visitatori provenienti dall’estero consente di entrare nel merito delle dinamiche di un segmento dell’economia locale estremamente importante sia dal punto di vista della composizione del Pil che sul versante delle opportunità occupazionali. Delineare con precisione i punti di forza e quelli di debolezza – che evidentemente possono estendersi anche all’offerta destinata al mercato interno – non è soltanto un esercizio statistico, ma il tentativo di mettere a fuoco le criticità (e le potenzialità) sulle quali lavorare per innalzare il tasso (già consistente) di competitività.

Il punto di partenza di ogni tipo di riflessione non può che configurarsi nella piena consapevolezza che la provincia di Salerno si colloca – con ampio margine – nella fascia dell’eccellenza, al punto che oltre il 30 per cento degli stranieri giunti nel 2017 ha già alle spalle due o tre esperienze turistiche – evidentemente positive – nel nostro territorio. Solo 16 su 100 hanno dichiarato di non essere mai stati nel Salernitano, ma, va evidenziato, anche che 19 su 100 c’erano già stati 4 o 5 volte e 10 su 100 da 6 a 10 volte (Indagine campionaria sul turismo internazionale realizzata dalla Banca d’Italia).  Insomma, la “sindrome” del ritorno è ben radicata e rappresenta un valore forte per ogni area turistica autenticamente competitiva.

Che cosa si può dire, allora, che ancora manchi? A giudicare dalle opinioni espresse dai visitatori provenienti dall’estero, un po’ più di equilibrio nel “dosare” i prezzi e, più in generale, nel mantenere accettabile il costo della vita (è l’unico ambito dell’indagine nel quale il voto espresso dai turisti stranieri non arriva all’8, fermandosi al 7,85 per la precisione). Come pure ci sono ampi margini di miglioramento dal punto di vista della qualità e varietà dei prodotti in vendita nei negozi. Lo shopping, insomma, può aspirare a raggiungere il 9 in pagella, rafforzando il legame con il territorio dal punto di vista della capacità di espandere il più possibile il legame con le eccellenze produttive nei vari segmenti, artigianato artistico e agroalimentare su tutti. Possono migliorare ancora la disponibilità e la cortesia, oltre che l’efficienza (e l’efficacia) dei sistemi di diffusione delle informazioni (a cominciare dalla padronanza delle lingue straniere).

Resta, in ogni caso, lo squilibrio tra le varie sub-aree turistiche che non dialogano, evidentemente, a sufficienza tra di loro: l’interscambio di visitatori da una costa all’altra è poco consistente. In altra parole: l’ampliamento dell’offerta e delle occasioni di svago – senza interferire con la meta prescelta come “base” della vacanza – è il postulato prioitario per aumentare il tempo di permanenza con una distribuzione della spesa su fette di territorio più “larghe”. Come pure l’interazione tra aree costiere e aree interne, già in fase di miglioramento, è una delle opzioni sulle quali puntare per valorizzare al meglio tantissimi siti ingiustamente definiti minori.

Ma, sarebbe un errore sottovalutare che la provincia di Salerno in termini di voto generale ha infranto la barriera del 9 (9,13). Non è affatto un risultato da poco.

Immagine turismo Glocal
Flussi di viaggiatori in entrata in aumento
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