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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

I riflessi della fase di cambiamento del modello economico e produttivo della nostra provincia.
La sfida delle competenze
Sempre più necessario l’aggiornamento costante dei profili professionali per adeguarli alle necessità delle imprese.

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 5 gennaio 2018.

di Paolo Coccorese ed Ernesto Pappalardo

L’analisi dei flussi delle entrate previste nel mercato del lavoro in provincia di Salerno – sulla base dell’offerta di contratti ai diplomati da parte delle imprese private dei settori industria e servizi (dati sistema Excelsior 2017) – consente non solo di avviare una seria riflessione sulle dinamiche occupazionali inerenti al profilo formativo più richiesto, ma anche di scandagliare le evoluzioni dell’dentità produttiva del nostro territorio. Sono tre gli elementi sostanziali sui quali focalizzare l’attenzione: la sempre maggiore consistenza della filiera che spazia dall’agricoltura all’agro/industria; la rinata consapevolezza che solo la specializzazione e l’affermazione delle competenze professionali nel settore turistico (e nella sua ampia declinazione in termini di coinvolgimento di varie categorie di servizi e di produzioni artigianali) possono apportare una significativa crescita del valore aggiunto con relative ricadute positive sull’occupazione e sulla redditività delle imprese; la presa d’atto – per diverse motivazioni non sempre legate alla stagionalità di determinati segmenti produttivi – che l’offerta contrattuale (al di là della stessa valenza del Jobs Act, con tutto quello che ne dovrebbe conseguire) è prevalentemente orientata al tempo determinato (almeno nella fase temporale del primo approccio tra diplomati ed aziende).

E’ del tutto evidente che siamo in una fase di transizione del modello economico e produttivo della nostra provincia. La ripartenza del manifatturiero è senza dubbio molto rilevante, anche perché avviene dopo una dura selezione operata dalla grande crisi che appare più o meno terminata. Le imprese che hanno resistito risultano irrobustite, avviate sulla strada dell’innovazione tecnologica (anche grazie alle politiche premiali di Industria 4.0) e, soprattutto, green ed export oriented. Parametri che inducono a credere maggiormente in un’integrazione più sostenibile con le filiere dell’agroalimentare e del turismo destinate ad una contaminazione virtuosa a partire dalla piena valorizzazione delle potenzialità del comparto agricolo. In altre parole, non è un caso se i diplomati provenienti dagli istituti tecnici maggiormente legati a questi due settori (agricoltura/agroalimentare e turismo) sono i destinatari di un’offerta di lavoro molto più rilevante rispetto ai licei tradizionali, maggiormente legati al mondo delle professioni, propedeutici agli studi universitari e il cui sbocco occupazionale appare per molti versi più problematico, al di là, ovviamente, della qualità espressa dagli Atenei meridionali.

Il tassello mancante è ben noto ed ha a che fare con l’urgenza di implementare i livelli di sinergia operativa tra scuola (in primo luogo, manco a dirlo, gli istituti tecnici) e mondo delle imprese. Questa predominante necessità si associa con l’opportunità di un aggiornamento costante dei percorsi formativi fino a costruire offerte professionali ritagliate a misura del nostro territorio e della dimensione glocale del nostro sistema economico e produttivo. Non è una sfida da poco, ma è il nodo più rilevante da sciogliere presto e bene.

Immagine Focus profili professionali
Necessaria una formazione più mirata
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