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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

I risparmi messi da parte vengono gestiti prevalentemente in chiave conservativa.
La lezione saggia dell’eredità contadina
La casa, i box auto, i negozi, i locali commerciali si configurano come il bene prioritario nella composizione del “tesoretto” che consente di mettere da parte ansie ed incertezze per il futuro.

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) giovedì 28 dicembre 2017.

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo

L’analisi dei dati relativi alla composizione del patrimonio delle famiglie in provincia di Salerno lascia emergere un quadro complessivo in linea con altri indicatori inerenti – per esempio – all’accensione di linee di finanziamento bancario o al ricorso al credito al consumo. In altre parole, la famiglia media salernitana è molto attenta all’equilibrio strutturale delle proprie finanze ed è di gran lunga sintonizzata su prospettive di medio e lungo periodo. L’ulteriore conferma di questo atteggiamento prudenziale e, per così dire, saggio arriva dalla percentuale (sul totale della ricchezza accumulata) riferibile alla raccolta indiretta, ovvero ai titoli in deposito a custodia o in amministrazione (sempre presso banche e BancoPosta). Si tratta di una percentuale molto bassa (4,7%) ed in questo caso la nostra provincia è scavalcata nella corsa a chi “investe” di meno in questo specifico segmento del risparmio solo dal Sannio (4,1%), mentre è preceduta da quelle di Napoli (6,4%), Avellino (5,8%) e Caserta (4,9%). Una percentuale al di sotto della media/Campania (5,3%) e pari a meno della metà della media/Italia (10,2%). Di contro, nella nostra provincia, la quota del valore di abitazioni e pertinenze incide per il 71,5% sul “tesoretto” delle famiglie, che accantonano il restante 23,8% in depositi.

Siamo, quindi, di fronte alla persistenza di quell’indole contadina proveniente dall’Italia della ricostruzione dopo la seconda grande guerra, un’Italia – ed un Mezzogiorno – dove prevalevano il bisogno di sicurezza e l’individuazione di forme di protezione della famiglia capaci di resistere nel lungo periodo. Da qui il forte richiamo del mattone, forma di investimento del risparmio soggetta a svalutazioni finanziarie nel peggiore dei casi, ma sempre in grado di fare da scudo alla famiglia in tempi di ristrettezze reddituali o di crisi strutturali.

Colpisce, in ogni caso, la resistenza – di natura principalmente culturale – ad approcciare investimenti più remunerativi e sostanzialmente sicuri, sebbene da ponderare e valutare mediante indispensabili approfondimenti tecnici,  come dimostrato da recenti casi di cattiva, se non fraudolenta, gestione bancaria.

Va, infine, aggiunto che la già molto consistente propensione ai depositi – individuati come la metamorfosi moderna dell’antico materasso nel quale nascondere il denaro risparmiato – è stata probabilmente accentuata dal clima di incertezza nel breve periodo derivante dal grande choc provocato dalla recente crisi recessiva, tra le più gravi (se non la più grave) al dopoguerra ad oggi.

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Gestione prudenziale del risparmio
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