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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Spunti di riflessione sulle considerazioni di Rodolfo il Glabro. La grande lezione di Jacques Le Goff.
La filosofia dell’anno mille e le cronache della rinascita
Si avverte la necessità di trovare al più presto il filo comune di un legame forte e condiviso con quella che noi, un tempo, chiamavamo classe dirigente. E’ il legame che in questo momento appare molto spesso in discussione. E la politica procede ondivaga e incerta.

Quando si è incamminati in un percorso che deve individuare l’orizzonte da tenere sempre presente, la prospettiva si amplia, fino ad assumere le dimensioni di una vera e propria “rivoluzione” di medio e lungo termine. “All’avvicinarsi del terzo anno che seguì l’anno mille, si vedono ricostruire su quasi tutta la terra, ma soprattutto in Italia e in Gallia, gli edifici delle chiese. Sebbene la maggior parte, molto ben costruite, non ne avessero alcun bisogno, un vero spirito di emulazione spingeva ogni comunità cristiana ad averne una più suntuosa di quella dei vicini. Sembrava che il mondo stesso si scuotesse per spogliarsi della sua vetustà e per rivestirsi da ogni parte di un bianco mantello di chiese. Allora, quasi tutte le chiese delle sedi episcopali, quelle dei monasteri consacrati ad ogni genere di santi, e anche le piccole cappelle dei villaggi, furono ricostruite più belle dai fedeli”. Rodolfo il Glabro, cronista borgognone – citato da Jacques Le Goff (“La civiltà dell’occidente medievale”) – descrive così che cosa accadde dopo l’anno mille nell’ansia generale di provare a mettere un argine a quanto accaduto fino a quel momento e tentare di ricominciare, a dispetto di una decadenza che sembrava non avere nessun luogo di approdo. Ma, anche in questo passaggio così complesso e difficile da guadare, è davvero importante cogliere alcuni elementi di stabilizzazione e di riaffermazione di un’inevitabile ciclicità progressiva. Spiega, infatti, Le Goff, a proposito dello sviluppo del cristianesimo – che si radicava proprio in quegli anni così importanti da questo punto di vista – la svolta che avrà, poi, effetti per un lungo periodo. “Questo grande movimento di edificazione ha avuto certo un’importanza capitale nel progresso dell’Occidente medievale tra il X e il XIV secolo. Prima di tutto per la sua funzione di stimolo economico. La produzione su vasta scala di materie prime (pietra, legno, ferro), la messa a punto di tecniche e la fabbricazione di un’attrezzatura per l’estrazione, il trasporto, l’erezione di materiali di misura e di peso considerevoli, il reclutamento della manodopera, il finanziamento dei lavori, tutto ciò ha fatto dei cantieri edili ( e non solo delle cattedrali, ma anche delle innumerevoli chiese di ogni dimensione, nonché delle edificazioni per uso economico, come ponti, granai, mercati, e delle case per i ricchi, sempre più sovente costruite in pietra), il centro della prima, e quasi dell’unica industria medievale”.

E’ “facile” rendersi conto che l’Europa ha messo in campo un disegno ampio e strutturato a largo raggio, una volta constatato che la pandemia rivela – al di là dei gravissimi aspetti sanitari – un potenziale in grado di indurre i Paesi coinvolti a fare i conti prima di tutto con i propri errori (economici e non solo) rispetto alla tenuta sostanziale degli equilibri sociali.

E’ chiaro che si riparte – come tra il X e il XIV secolo – dalle opere strutturali, dalla riaffermazione di un perimetro edificatorio che rimette al centro di ogni cosa il luogo dove si sceglie di vivere, di progettare, di realizzare, di riaffermare l’idea che il controllo delle cose da fare – e nelle quali credere –  è saldamente nelle mani dei protagonisti, che hanno ripreso il dominio (?) della situazione.

Questa prospettiva appare davanti a noi, ma, proprio come accadeva nei secoli che avrebbero portato al Rinascimento, le incertezze sono tante.

Si avverte la necessità di trovare al più presto il filo comune di un legame forte e condiviso con quella che noi chiamiamo classe dirigente, se ancora esiste nelle sue forme più convincenti. Un legame che, in questo momento, appare spesso in discussione, affondato in una politica ondivaga e incerta. Per “ricostruire gli edifici delle chiese”, senza disperdersi e sprecare risorse, occorre recuperare quella che si può definire “solidarietà civica” (prima che politica), senza la quale diventa tutto difficile e insostenibile.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

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Spirito medievale
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