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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Meno ritardi e tatticismi politici restano il traguardo più ambito da raggiungere (al più presto), per il bene di tutti.
Inflazione e debito pubblico ci avvolgono nella crisi
Il contesto economico mondiale, non solo europeo e, quindi, nazionale, resta agganciato al permanere del conflitto ucraino, che determina grande incertezza. Oltre che giustificato e gravissimo allarme umanitario.

“Nel 2022 i prezzi al consumo registrano una crescita in media d’anno dell’8,1%, segnando l’aumento più ampio dal 1985 (quando fu +9,2%), principalmente a causa dall’andamento dei prezzi degli Energetici (+50,9% in media d’anno nel 2022, a fronte del +14,1% del 2021). Al netto di questi beni, lo scorso anno, la crescita dei prezzi al consumo è pari a +4,1% (da +0,8% del 2021). L’inflazione acquisita, o trascinamento, per il 2023 (ossia la crescita media che si avrebbe nell’anno se i prezzi rimanessero stabili per tutto il 2023) è pari a +5,1%, più ampia di quella osservata per il 2022, quando fu +1,8%”, (Istat, 17.01.2023). Il contesto nel quale siamo al momento immersi (e completamente dominati) è esattamente questo appena descritto: gli energetici (+50,9% in media nel 2022) riescono a determinare lo scenario che rischia di trascinarsi nel 2023 con un tasso inflattivo pari al 5,1%.

E’ in questa situazione che vanno, quindi, realisticamente parametrati anche gli antichi mali che affliggono già da notevole tempo le dinamiche – che possiamo, a questo punto, definire strutturali – della nostra economia. E’sempre più evidente che ridurre tutto al problema inflattivo sia una semplificazione in grado di non avviarci alla risoluzione effettiva del malessere (progressivo) italico. Resta determinante, per orientarci nel quadro più complessivo, il riferimento alla massa di debito pubblico (in calo): circa 2.765 miliardi di euro a novembre 2022.

Dalle analisi più autorevoli (e più recenti) si evince, in ogni caso che le economie nell’area euro sia negli ultimi mesi del 2022 che nei primi del 2023, potrebbero sicuramente contrarsi (per la crisi energetica, senza dubbio), ma anche per il clima molto incerto sul versante degli investimenti e dell’erogazione del credito (con condizioni di finanziamento molto più difficili per la clientela). Ma il punto enunciato, molto rilevante, resta un altro: la recessione, più evocata che riscontrata per la verità in questo periodo, pare al momento confinata in un periodo breve, delineata in un contesto di relativa entità.

Il punto interrogativo, quindi, rimane al termine della consueta prioritaria domanda inerente il protrarsi del cosiddetto “rischio bellico”. Il contesto economico mondiale, non solo europeo e, quindi, nazionale, resta agganciato al permanere del conflitto ucraino, che determina grande incertezza. Oltre che giustificato e gravissimo allarme umanitario.

Sullo sfondo, al di là delle non poche (e talvolta confuse) tattiche speculative nel mondo del business ben consolidato a livello internazionale, si profila sempre più significativa l’esigenza di giungere presto ad una svolta operativa e determinante sull’effettiva progressione del cosiddetto profilo pragmatico delle potenze internazionali, rivolto alla risoluzione dei problemi in campo, non solo, ovviamente, nel contesto europeo.

Meno ritardi (e tatticismi politici) restano il traguardo più ambito da raggiungere per il bene di tutti.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

 

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Percentuali troppo rischiose
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