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Il Punto di Arpocrate. Genova, città/altra città e un nuovo patto sociale
Compito delle città complessa e creativa è diventare motore di sviluppo sostenibile, investendo in settori diversificati e integrando il dominio dei beni collettivi con quello dei capitali privati.

di Pasquale Persico

Si continua a parlare del ponte di Genova come urgenza (e ci mancherebbe), ma senza un’idea urgente per la città di Genova, come, peraltro, occorrerebbe per le altre città in area vasta. A cominciare dalla necessità di moltiplicare la finanza necessaria al salto di scala, che prevede, comunque, una visione collaborante ed etica tra finanza pubblica e finanza privata, lontana dal semplice calcolo analitico costi/benefici dei singoli progetti. L’aspetto più significativo del progresso delle città è rappresentato dalla crescente attenzione degli individui nei confronti delle opportunità economiche, culturali, relazionali e sociali che le città sono in grado di offrire. Jacques Attali ha definito efficacemente la città come “un organismo vivente complesso ed incompleto, patrimonio reale di sperimentazioni innovative”, sottolineando il fatto che essa non rappresenta un corpo autonomo rispetto alla società, ma ne è la proiezione della struttura economico-sociale e ne mantiene contraddizioni e disuguaglianze, ma prospetta anche opportunità, ricchezze, dinamismo economico e sociale. Se la città tradizionale rappresentava uno spazio delimitato da precisi confini e occupato da una popolazione ben definita, spesso residente, a partire dal XX secolo tale identificazione ha lasciato il posto ad un’entità meno precisa e più flessibile, caratterizzata da crescenti spostamenti di popolazione, attività e servizi e da schemi produttivi sempre più fluidi ed elastici, orientati dai non residenti, dai residenti equivalenti, spesso non italiani, che contribuiscono alla produttività totale dei fattori della città in area vasta.

In questo scenario i programmi di pianificazione finalizzati a creare zone monofunzionali sono stati sostituiti da progetti urbanistici basati sulla differenziazione dei prodotti, la sovrapposizione degli usi, il recupero, la riqualificazione e la riconversione di intere porzioni del tessuto urbano.

Compito delle città complessa e creativa è diventare motore di sviluppo sostenibile, investendo in settori diversificati e integrando il dominio dei beni collettivi con quello dei capitali privati. Lo sviluppo della città non dovrebbe essere più basato sulla spesa pubblica (vedi anche alla voce nazionalizzazioni), ma anche sulla cooperazione tra pubblico e privato, su un nuovo patto sociale.

I radicali cambiamenti del ruolo e dell’assetto delle città sono guidati dalla rapida evoluzione della cultura digitale. Le metropoli si trasformano in una sorta di piattaforma complessa ed aperta , che deve facilitare la connessione tra le persone, favorire la nascita di iniziative innovative, attrarre talenti e capitali, rispettare i criteri di sostenibilità, incentivare comportamenti collaborativi fuori dalla retorica politica.


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