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Il punto di Arpocrate di Pasquale Persico/ Capri ed Anacapri isola free, ma davvero isola ritrovata?

La foto dei sindaci di Capri e Anacapri, che invitano i turisti ad “invadere” nuovamente l’isola del Mito e della Bellezza, ha conquistato tutti i media, ma il messaggio “liberatorio”, dopo un anno di pandemia, va approfondito e meditato. Non posso, per esempio, non segnalare che nessuna frammento della lezione di Ugo Marano – a Capri nel 2000 – preparata per giovani architetti provenienti dalla North London University, è stato, in qualche modo, illuminato durante la conferenza stampa. Allora Ugo Marano, forse ispirandosi al pensiero di  Joseph Beuys, elaborò un grande manifesto/lavagna per introdurre una critica radicale al tema del turismo come unica risorsa per la divina Isola; nel manifesto vi era  anche una proposta d’amore per realizzare un’utopia concreta, capace di parlare agli studenti di un nuovo “strutt-turismo”. Ridimensionando l’idea del flusso crescente di visitatori/turisti, per l’artista, bisognava spingere verso un nuovo target di residenti equivalenti e di viaggiatori “esperenziali”, con una curiosità culturale profonda. Ecco una sintesi del testo poetico, utopico, radicale e concettuale. “Capri come Venezia, come Manhattam come Tokyo/Capri Isola felice/diamante luminoso dell’Universo/piena di intrusioni vaganti dei nuovi Vip, specialisti di nuovi riti/ per queste anime vaganti/ un popolo di eletti si è rassegnato in un esercito di servienti a vita/ angeli nati per gioire hanno perso il sorriso/ perciò i poeti, i filosofi , gli scienziati, i ricercatori , gli artisti non verranno più.

Questo grido dell’artista era però seguito da una possibile visione programmatica. “I luoghi Mitici appartengono a Tutti noi/ sono patrimonio comune/ ed almeno una volta nella vita siamo invitati a viverli e a volerli bene come alla luna/ qui non si tratta di attrarre i Turisti /ma di accogliere come il sole i viaggiatori umanisti , gli artefici del futuro come angeli contemporanei/che  fare? Fare prova di fantasia politica per un anno/ divenire nuovamente compagni della Natura e imparare a sottrarre/ gli elementi di disagio spirituale/ di pubblicità repressiva/ di retorica della felicità/fino a creare un tempo liberato/ come teoria dell’estetica  cara a Francesco/ che vinse la depressione per sempre/ sottraendosi al miraggio della ricchezza e del superfluo. Qui la Natura suggerisce un’idea di sviluppo/una congiunzione tra il silenzio e la gioia/per far nascere un governo originale ma sapiente, con assessorati inediti e funzioni poetiche scientifiche/un progetto stellare in termini di valore utopistico ma concreto.

Ecco dopo un anno di silenzio è tornata la voglia di rumore avverso. E l’ Isola accelera la sua scomparsa come proposta di futuro desiderato da tutti.

 


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