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Il Punto di Arpocrate. Democrazie verso uno statalismo senza sviluppo?

di Pasquale Persico

Romano Prodi – con la saggezza dei suoi 80 anni – ci avverte: la rinuncia miope alla globalizzazione  ci costringerà ad un rallentamento dello sviluppo, a partire dal Made in Italy. E’ una profezia o un ragionamento? Prodi ha sempre studiato il modello cinese ed il suo sviluppo senza democrazia, o meglio, a democrazia controllata fino ad osservare che la tipologia dell’incontro di questo gigante dello sviluppo con i Paesi ai quali chiede di scambiare non è stato ancora ben compreso.

Con una strategia precisa, la Cina non segue il modello di colonizzazione dei Paesi a democrazia  storica dei fondatori dell’Europa senza guerre,  perché intuisce che la politica coloniale ha decimato il potenziale di sviluppo dei Paesi colonizzati ed oggi quei Paesi non sono Paesi di sbocco facile per le merci prodotte dall’Europa Manifatturiera. La Cina, invece, investe in infrastrutture anche nei Paesi dove acquista potenziali risorse con vantaggi localizzati specifici, ma non chiude a questi Paesi le prospettive di sviluppo, sapendo che presto le proprie merci avranno bisogno di nuovi mercati di sbocco.

Ecco spiegata la contraddizione della cooperazione tra Usa e Cina: il braccio di ferro Usa non funziona perché gli Usa come l’Europa non trovano più i Paesi dove espandere con semplicità il suo imperialismo forte e la finanza globale di appartenenza non ha strategie di lungo periodo, si è anch’essa troppo finanziarizzata.

E l’Italia? L’Italia è una cenerentola che aspetta il suo principe  vestito da nazione forte  e senza una visione relativamente ai mercati di cooperazione internazionale potrebbe essere tentata di vivere di rendita  in attesa di essere colonizzata  da capitali vari senza distinzione qualitativa: Cina, Usa, Africa Araba  o Russia sono da tempo in lista di attesa.


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