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L’economia civile è scomparsa da ogni forma di dibattito. Come arare questo campo che non c’è?
Il mito del buon governo
E l’articolo 3 della Costituzione prefigura un’Italia plurale in termini di sviluppo delle libertà dove il concetto di fratellanza esiste come principio di accoglienza del diverso, a partire dall’avversario politico.

di Pasquale Persico

Bastevole concordia ed articolo 3 della Costituzione, i richiami del Presidente Mattarella. A commento di quello che è stato  lo spettacolo parlamentare in occasione del chiarimento di Conte rispetto al tema salviniano del superamento dei limiti, il Presidente Mattarella ha richiamato la splendida lezione del filosofo Remo Bodei  sul tema de Il mito del buon governo  contenuto nel quadro di Lorenzetti (Palazzo comunale di Siena). La parola concordia viene connessa sia al gioco del tirare la corda, come regola democratica della competizione, sia alla parola cuore che esprime il sentimento del bastevole per non superare il limite che porta al disordine conflittuale ed alla contrazione della libertà necessaria allo sviluppo di umanità. In questo senso entra in campo l’articolo 3 della Costituzione che prefigura un’Italia plurale in termini di sviluppo delle libertà dove il concetto di fratellanza esiste come principio di accoglienza del diverso, a partire dall’avversario politico. In effetti lo stesso Bodei riconosce che l’attuale modernità prevede una regressione in questo senso perché il ritorno al principio di sovranità nazionale implica un difesa delle identità che comprime i principi dell’articolo 3 della Costituzione.

Il richiamo all’Europa diventa un grido d’allarme a non perdere i Principi del Trattato di Roma, sebbene in tempi non sospetti Albert Camus abbia sostenuto che il concetto di civiltà plurale era poco presente nello stesso trattato, la possibile montagna continentale dell’Europa post-bellica aveva partorito un topolino di trattato, che oggi però deve essere difeso per riaprire il miraggio di un’Europa Stato Plurale a vivibilità complessa e sovranità aperta.

Ma come arare questo campo politico che non c’è? L’economia civile è scomparsa dal dibattito degli economisti e vive solo l’idea troppo bocconiana che la realtà si muove fuori dal modello economico efficiente che prevede un mercato ristrutturato in base al principio della produttività dei fattori, cioè una nuova politica economica a disparità territoriale come aggiustamento necessario.

Manca la visione lungimirante della necessità di una scienza delle finanze che interviene nei settori del progresso civile –  ecco l’art. 3 – sapendo che in alcuni settori i beni di merito, o merit goods, non saranno prodotti in quantità bastevole dal mercato: istruzione, ricerca, solidarietà e distribuzione sociale dei diritti.

E allora cosa fare?  Salvini potrebbe riconoscere i messaggi degli artisti, dei poeti e degli scienziati? Potrebbe riconoscere l’ospitalità dell’altro, fonte di conoscenza?

La speranza del Presidente è eroica e la sua neutralità richiama la necessità che gli artisti, i poeti e gli scienziati dovranno sostituire chi non può farlo o non sa farlo. Il richiamo alla politica è puramente casuale.

 

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