GLOCAL di Ernesto Pappalardo »
Ma i risparmi privati arrivano a 5.216 miliardi, 552 miliardi in più del 2019.
L’ammontare complessivo del debito statale sfora i 3.000 miliardi. Gli aggiornamenti pubblicati dalla Banca d’Italia hanno confermato che ad ottobre il livello del debito ha raggiunto il massimo storico di 3.131,7 miliardi di euro, con un aumento superiore ai mesi precedenti. Dopo una relativa pausa di stabilità, il debito era pari a 3.080,9 miliardi, prende piede un trend che si incammina nella crescita – senza alcuna interruzione – fin dallo scorso anno. Non solo incremento nominale, variazioni nella liquidità del Tesoro, andamento del fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche e condizioni generali dei mercati finanziari. In pratica: sostenibilità del debito, ricadute sulla fiscalità generale, su cittadini, imprese e, naturalmente, investitori. Sono questi i principali riferimenti alla base della crescita del debito: liquidità, fabbisogno, emissioni, impatto complessivo e settoriale. Basta analizzare la composizione dell’aumento del debito per comprendere la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (a ottobre 77,2 miliardi di euro, +31,8 miliardi), che è uno dei fattori alla base della salita. L’accumulo di liquidità determina l’incremento – sebbene temporaneo – dello stock del debito nel suo complesso. Va aggiunto il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche: (a ottobre) 18,8 miliardi e la differenza tra entrate e uscite che costituisce, in buona sostanza, la crescita dell’indebitamento. Come pure va tenuto conto del flusso delle entrate tributarie – che salgono (+2,5% rispetto a ottobre precedente) – che non è sufficiente a bilanciare le spese. Ma chi detiene il debito statale? La Banca d’Italia, per esempio, diminuisce la propria quota, sebbene progressivamente, al 18,8%, i non residenti aumentano l’esposizione al 33,9%. Poi, tutto, il rimanente è tra i residenti diversi da banche e assicurazioni, e cioè famiglie e imprese non finanziarie (che scendono al 14,2%). Ci si avvia, quindi, a una diversa stabilità dei collocamenti.
Se, poi, si fa riferimento alla ripartizione per sottosettori, l’aumento del debito è da aggregare alle Amministrazioni centrali, per un totale di 50,6 miliardi di euro, mentre il debito delle Amministrazioni locali fa segnare una variazione di soli 0,2 miliardi e quello degli Enti di previdenza è rimasto quasi del tutto stabile”. Ma in quanto si quantifica la vita media residua del debito? Più o meno 7,8 anni. La quota di debito, per esempio, detenuta dalla Banca d’Italia “ha continuato a diminuire, collocandosi al 18,8% (dal 19,1% del mese precedente), mentre la quota detenuta dai non residenti (stranieri) è aumentata al 33,9% a settembre (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) dal 33,7% per cento del mese precedente. Bisogna, poi, tenere conto che nel mese di ottobre “le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 43,4 miliardi, in aumento del 2,5% (+1 miliardo) rispetto allo stesso mese del 2024”. Nei primi dieci mesi del 2025 – le entrate tributarie – “sono state pari a 462,2 miliardi, in aumento del 2,1% (+9,7 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”.
Occorre tenere conto, però, delle cifre “da capogiro” dei risparmi privati in Italia secondo una ricerca della Fabi, Federazione Autonoma Bancari Italiani (Sindacato autonomo dei bancari), pubblicata a fine settembre del 2023. Nel 2023, appunto, la ricchezza finanziaria degli italiani è cresciuta di 80 miliardi di euro ed è arrivata a quota 5.216 miliardi, ben 552 miliardi in più del 2019, prima della pandemia. Ma dove sono destinati i risparmi degli italiani? La ricchezza finanziaria è così ripartita: 30%: conti correnti, conti deposito e contante; 26%: azioni singole; 20%: polizze assicurative; 13%: fondi comuni d’investimento e ETF; 7%: obbligazioni. Cresce, quindi, l’attenzione verso investimenti come azioni e fondi gestiti.

Debiti e crediti
