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Le scelte da fare e i ritardi inadempienti. “E tutti corsero dietro a quel tempo che avevano perso”.
“Eolo al quadrato” e le sottrazioni necessarie
Dedichiamo attenzione - nello spendere le risorse del Recovery Fund - alle strategie di sottrazioni addizionanti; evitiamo di aggiungere relitti preconfezionati fatti di scelte poche chiare, nati come somma di nostalgie o di interessi finanziari a valenza oscura.

di Pasquale Persico

Caggiano è un un paese in provincia di Salerno oggetto di un approfondimento strategico da parte dell’Ecole Special d’Architetture di Parigi. Alcuni allievi architetti  della Scuola, avendo letto,  in francese, i contenuti del saggio “La città dei numeri sette”, scritto da me in collaborazione con l’artista Ugo Marano, hanno voluto apprendere da vicino il significato di sottrazione addizionante. L’introduzione al saggio prevedeva una constatazione e più  domande: se una paese di antichissima civiltà abbandona dolcemente ma rapidamente i segni della sua storia millenaria e si riposiziona su reti più confortevoli del potenziale territoriale,  molte domande attendono risposte. Caggiano vuole vivere fino in fondo la sottrazione necessaria e crede di poter rinunciare definitivamente alla manutenzione del suo passato? La sottrazione avvenuta inconsciamente deve essere annunciata definitivamente riposizionando  nel contemporaneo ogni pietra della sua storia? Per rispondere alle domande, la Scuola ha elaborato nuovi paesaggi cognitivi, immateriali, che occuperanno tutti gli spazi liberati  e gli architetti ritroveranno le gioie dell’amore di ogni giorno come gioie di crescita professionale. Nel 2004 già si annunciava la strada da seguire, oggi ancor più necessaria.

Presto le tecnologie consentiranno nuovi modelli di città fatte di reti vitali tra territori a sostenibilità profonda, ci vorranno uomini e  donne capaci di progettare prima delle emergenze che arriveranno improvvise come cataclismi annunciati. E poi, dalla Scuola, rimbalzava  un  appello per accogliere ricercatori nel nuovo spazio neutro, ad urbanità profonda,  da progettare: per fare una città grande non ci vuole un grande progetto ma un progetto concettualmente più grande della città. Caggiano chiama  a raccolta il fare  per la  ricerca delle azioni che moltiplicheranno gli spazi progettuali ottenuti da un processo profondo  di cambiamento dei comportamenti.

Si diceva allora, e vale anche oggi, che  Caggiano  nasconde teorie dei numeri, frammenti di teorie dei gruppi ancora utili per ricomporre vitalità inattese, matematici ribelli hanno sperimentato relazioni inusitate tra simmetrie e asimmetrie fino  a complicarsi la vita; la complessità dei loro pensieri li proietta ancora verso  contemporaneità impossibili, nonostante le malinconie infelici per essere inascoltati;  oggi la ripartenza è possibile, le malinconie sono diventate consapevoli e felici,  le reti lunghe liberano le menti e consentono agli uomini di non sentirsi soli, nessun comune sarà più un isolato geografico e ci sarà sempre qualcuno che si incuriosisce e viaggia per sapere  di uomini di pensiero inusitato che hanno tracciato nuovi sentieri mentali lungo la strada della generazione della formazione innovativa.
Ed allora il titolo Eolo al quadrato a cosa si riferisce ? A due storie illuminanti per spiegare la sottrazione addizionante e farla entrare nelle scelte di selezione dei progetti strategici per il Recovry Fund dell’Europa plurale. Il primo Eolo di cui desidero parlare  è il nome della società fondata da Luca Spada, che annuncia che vuole rinunciare alle grandi dimensioni, le città metropolitane, e sperimentare la possibilità di allargare le economie di scopo, proprio nei luoghi dove la sottrazione di risorse ha provocato lo spopolamento e l’isolamento geografico e culturale.

La sua società di telecomunicazione è partita dalle valli trascurate di Varese e si propone di coprire tutte le aree svantaggiate del Paese. La sua provocazione? Il primo lunedì di scuola, il 14 settembre, è stata quella di aprire un’aula senza addizionare spazi chiusi alla vecchia scuola che pure aveva spazi disponibili. Eolo ha presentato la sua sottrazione addizionante organizzando una super lezione all’aria aperta, fatta di un mixage tra apprendimento visivo e apprendimento esperienziale. E così in un campo di golf del Club di Varese, sottratto temporaneamente alle economie di scala del Golf Club, si sono moltiplicate le economie di diversità , e si è reso manifesto il tema della scuola fondamentale del futuro: “Apprendimento del terzo tipo”, cioè un nuovo linguaggio digitale che attinge dalle reti ma è anche approfondimento esperienziale  diretto che amplia la percezione dei cinque sensi e la cultura territoriale.

La tecnologia? Un veicolo inclusivo nelle città e nelle aree marginali che sono altra città? Ecco la rivoluzione del  fare, avere la capacità di non addizionare sprecando opportunità già disponibili nell’area vasta di prossimità scolastica, che è già la casa dove abitiamo spesso circondata da volumi da sottrarre al più presto.

Esiste allora un nuovo futuro per i bambini delle aree interne o dei comuni piccoli che più di altri hanno sentito l’effetto della pandemia che ha reso espliciti i ritardi accumulati nel pensare alla scuola del futuro?

Credo che il tema riguardi anche gli alunni delle aree urbane metropolitane, dove per  l’altra città, l’urbano periferico,  il divario di apprendimento accumulato è ancora  un serbatoio di esclusione dai diritti fondamentali,  oramai troppo pieno. La forestazione delle aree urbane ha bisogno di sottrazioni importanti e non di addizioni di facciata.

Il secondo Eolo di cui parlo è proprio legato al vento che a Cairano, paese dell’Avellinese, soffia da più direzioni ed ha portato via quasi tutta la popolazione e con essa le scuole. La sottrazione delle scuole è strutturale perché i bambini residenti sono troppo pochi. Un gruppo di architetti della sottrazione addizionante ha deciso di collocare sulla parte alta del paese, dove  vivono sette venti in rotazione, un organo sonoro sensibile al vento. Il vento fa suonare il paese ed anche questa volta il paese non ha bisogno di aule per addizionare cultura esperienziale. Un maestro di musica di Milano, Francesco Vittorio Grigolo, da sempre abituato ai temi della scuola fondamentale e dello spazio neutro ( vedi   l’esperimento d’orchestra e di coro portata ad Expo 2015),  decide di aprire una scuola fondamentale per tutto il paese nel mese di agosto. Si scopre così che le note suonate dai venti sono ben quattro e tutto il paese si adopera per riconoscere il tempo/kairos adatto a scoprire  tutti i temi dell’armonia connessa alla sottrazione ed al contrappunto.

Il maestro ha avvertito la popolazione: “Il risultato del lavoro che si svilupperà nei laboratori si vedrà nel tempo, quando emergeranno le passioni della popolazione e saranno percepibili nuove forme di aggregazione: cori, musicisti, studi, vinai, vasi e pensieri, tutti ibridati da residenti equivalenti che come noi scoprono la pausa di ripartenza. Kairos ha decretato il tempo concesso insufficiente al raggiungimento di un obiettivo così ambizioso. I laboratori  devono  attraversare la vita di tutti i giorni, non avvenire contemporaneamente per permettere una partecipazione trasversale e continua a tutti.

La scienza del suono, mediata  dai maestri temporanei ad adolescenti ed anziani curiosi ed attenti, ha raggiunto un risultato evidente nella pratica: bimbi coraggiosi, nonché timidi e timorosi, hanno partecipato agli incontri nei quali si è tentato di cantare in coro il bel testo di Camila, mia figlia, Il dono del tempo. Superandosi, hanno compreso il valore aumentato delle voci unite, iniziando a intuirne la forza e le possibili sfumature espressive. Voci più allenate del coro parrocchiale hanno condotto sino al pubblico il canto, sempre con amore, generosità e abbandono, tutti con gli occhi commossi e le gole attente e generose.

Una visione più ampia e lenta dell’utilità contemporanea è apparsa a Cairano  e potrà aiutare la pianificazione futura. Guardare chi mi guarda, è accettare il peso specifico della franchezza: fare spazio alla sperimentazione dell’approccio indifeso, che aiuta  la proposta e il fare. Essere persona sociale, nel contesto e senza mascherare la differenza, può essere una strada vera. Riappare la possibilità di progettare lo spazio neutro di formazione, presupposto per evitare la regressione di civiltà di cui parla Amin Maalouf. Altro nomade, che auspica che l’indifeso nella scuola fondamentale osservi senza nascondersi, in una etica dello sguardo che sia anche politica del linguaggio.

Il vento a Cairano si arrotola e porta indietro la voce di Camila che  ci ricorda il finale della sua poesia: E tutti corsero dietro a quel tempo che avevano perso. Ma, per fortuna, rimangono i luoghi in cui il tempo è andato, in cui si è addormentato.

Conclusioni aperte: dedichiamo attenzione nello spendere le risorse del Recovery Fund alle strategie di sottrazioni addizionanti, evitiamo di aggiungere relitti preconfezionati  fatti di scelte oscure  come somma di nostalgie o di interessi finanziari a valenza oscura.

 

 

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Pasquale Persico
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