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di Pasquale Persico
Nel bel libro Dominio e Sottomissione, il Mulino, 2019, Remo Bodei aveva citato Putin e Musk come protagonisti avversi fin dalla nascita, di una civiltà plurale e allargata a più continenti. Le nuove tecnologie e le connessioni con l’intelligenza artificiale erano già salite sull’autostrada del domino a favore delle autocrazie guidate dalla concentrazione della ricchezza finanziaria e dei poteri occulti. E nel capitolo sui poteri occulti, non a caso, Bodei cita Putin, rendendo esplicito il pensiero del presidente della Federazione Russa: “Padroneggiare l’Intelligenza Artificiale significa padroneggiare il mondo”. “Questo potere è indipendente dal potere politico e democratico, e spesso è nascosto, ma ben alleato con la finanza dominante, ed è il potere militare, che infiltrato nei social network sarà in grado di condizionare scelte avverse alle civiltà democratiche”.
Le domande di Remo Bodei erano già allarmanti, quindi, oltre un decennio fa: quali difese abbiamo per sottrarci all’influenza delle applicazioni AI concentrate nelle mani di oligarchie finanziarie, capaci di condizionare e guidare domini e sottomissioni?
Ma ancora più preoccupante era, già allora, la citazione dei pericoli connessi ai progetti di Musk, resi pubblici nel 2015 sui progetti di futura umanità, ed espressi ufficialmente da Neuralink Corporation fondata da Musk nel 2016. “Alla prospettiva di robot intelligenti per la capacità di gestire miliardi di informazioni si affiancava la possibilità di inserire nel cervello degli umani un microchip connesso alle nuove intelligenze artificiali ben integrate e dirette dai centri decisionali, spesso occulti. Lo stesso Trump come S. Agostino potrebbe, allora, già pensare, con l’ausilio di questi chips invisibili, di essere posseduto da un Dio superiore, per una colonizzazione diretta delle coscienze in disordine”. In effetti è già avvenuto tutto ciò e le recenti elezioni americane, e anche in altre parti del mondo, compresa l’ Europa, ci dicono che milioni di cavalli di Troia mentali hanno condizionato il consolidarsi di nuove autocrazie ed hanno svuotato le organizzazioni internazionali, non più capaci di strategie collaborative.
Come è evidente dalle recenti affermazioni di Trump, perfino le nazioni sarebbero in pericolo a vantaggio di una nuova geografia dei poteri (aggiungerei imperiali ed occulti), guidati da una visione post umana verso un post umanesimo delirante.
Per l’amico filosofo scomparso, c’è una domanda malinconica: “L’idea di dignità e libertà, connessa alle uguaglianze tra popoli insediati in diversi continenti, ci potrà ancora aiutare ad evitare le separazioni tra le persone, per le ideologie acquisite?” Ed ancora: “Le guerre tra umani sono già condizionate da tecnologie post umane in possesso di poteri fuori controllo rispetto alle organizzazioni mondiali di cooperazione per finalità di pace e di progresso?”.
Oggi il filosofo dal pensiero lungo ci manca e i suoi sguardi sugli orizzonti del mar Mediterraneo non sarebbero orientati all’ottimismo, come è avvenuto a Maratea ed a Napoli oltre un ventennio fa, nei nostri incontri. La stessa preoccupazione era già nel pensiero di Ignazio Silone nel dopoguerra parlando dei popoli sottomessi come popolazione dei vinti invincibili, perché desiderosi di pace e non di guerre. Il suo pensiero è ancora chiaro e forte: “La fusione delle politiche internazionali è oggi (allora per Silone, e vale anche per noi oggi) una immediata ed urgente necessità. La vera questione non è – oggi – se i popoli debbano salvare la loro sorte mettendosi insieme oppure conservare ancora una ridondante sovranità. La questione è se devono solo sopravvivere, mettendosi assieme per una resistenza attiva, oppure, uno dopo l’altro, sparire come civiltà democratica affacciata sulla storia contemporanea. Essi perderanno sovranità, uno dopo l’altro, diventando protettorati sparsi e separati, e la loro apparente sovranità statale sarà mera apparenza e propaganda. Le attuali designazioni di destra e di sinistra già appaiono come etichette arbitrarie e temporanee, (discorso di Silone del 1947 su “L’Unità europea e la pace nel mondo”).
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Pasquale Persico
