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L’indagine sull’economia circolare elaborata dall’istituto Ipsos per Conou.
Cresce la coscienza green, ma non basta
Aumentano l’inquietudine per i temi ambientali (riscaldamento globale, inquinamento dell’aria, emergenza rifiuti) e la volontà di fare qualcosa in prima persona, perché si è più consapevoli della rilevanza sostanziale dei comportamenti personali.

di Giuliano D’Antonio*

Lo scenario che emerge dall’indagine sull’economia circolare elaborata dall’Ipsos per Conou e presentata nel corso della sesta edizione dell’EcoForum organizzato da Legambiente apre una prospettiva importante dal punto di vista della diffusione e del coinvolgimento di ogni fascia di popolazione in merito alle criticità relative al percorso di crescita collettiva nella direzione della sostenibilità ambientale. “Se fino a pochi anni fa – si legge in una nota di sintesi di Legambiente – l’attenzione all’ambiente riguardava una nicchia di persone, per quanto determinate, ora cresce la consapevolezza che si è parte del problema e che i propri comportamenti possono essere decisivi. I temi della sostenibilità stanno prendendo sempre più piede, sono molto noti ad un cittadino su cinque, ma la sensibilità è sempre più diffusa: tra il 2014 e il 2018 infatti, i molto consapevoli aumentano costantemente del 2% all’anno”. Siamo di fronte, quindi, ad un cambiamento significativo che sicuramente va incoraggiato e sostenuto in tutti i modi possibili ed immaginabili.

Le preoccupazioni della popolazione.

L’indagine è stata dedicata all’analisi dei problemi inerenti all’economia circolare e allo sviluppo sostenibile. “Il primo dato che la ricerca ha evidenziato – spiega la nota – è quello relativo alle preoccupazioni: le maggiori ansie per i cittadini arrivano da economia e occupazione sia a livello nazionale (80% degli intervistati) sia a livello locale (43%). L’altro dato emerso con evidenza dalla ricerca è la differente percezione del fenomeno immigrazione tra il livello nazionale e locale. Per il quadro nazionale il tema dell’immigrazione si posiziona al terzo gradino (32%) subito dopo occupazione e welfare”. La situazione “cambia nettamente se si tiene conto dei problemi più sentiti dai cittadini a livello locale: l’ambiente balza al terzo posto con il 25% mentre l’immigrazione scende all’ultimo posto nella scala delle preoccupazioni. Quest’ultimo dato testimonia quanto emergenza rifiuti e inquinamento siano percepiti come veri problemi per i cittadini a differenza della questione migranti”. Chiaro, quindi, l’elevato grado di strumentalità politica rispetto a problemi che nei territori non hanno la rilevanza che gli si vuole attribuire.

Economia circolare e rispetto dell’ambiente.

Altro aspetto fondamentale rilevato dalla ricerca riguarda il grado di conoscenza e di interesse verso il tema della sostenibilità che sta “aumentando in maniera esponenziale”. Il 72% degli intervistati ha dichiarato di conoscere l’argomento: “un dato percentuale in costante crescita di anno in anno”. Siamo, quindi, di fronte all’aumento della sensibilità e al cambiamento degli stili di vita degli italiani “diventati più propensi ad adottare comportamenti virtuosi a partire dalla quotidianità: risparmio di carta, riutilizzo e riciclo degli oggetti di uso comune in plastica”. Ma “questa spinta del consumatore però è inibita in parte dal fatto che spesso incontra difficoltà nel comprendere come gestire al meglio il rifiuto, dall’altra perché è difficile individuare le aziende sostenibili: nella percezione collettiva sono circa una su tre, dato assai contenuto, anche se conforta il fatto che il consumatore noti lo sforzo a migliorarsi”.

Altro dato estremamente significativo della ricerca Ipsos riguarda “un certo senso di impotenza a risolvere il problema autonomamente mentre vengono tirate in ballo maggiormente le aziende. Per gli italiani ad avere l’obbligo di trovare una soluzione per ridurre la quantità di materiali non sostenibili sono le imprese che producono e vendono prodotti di largo consumo”.

E’ importante, quindi, recepire le indicazioni che provengono dall’analisi di questi dati contenuti nella ricerca Ipsos e continuare a sollecitare una presa di coscienza dal basso delle problematiche e delle gravi conseguenze ad esse connesse in assenza di risposte sul piano dei comportamenti personali e collettivi. E’ l’unica strada per arrivare ad una nuova ed indispensabile fase di salvaguardia degli equilibri sostanziali del nostro pianeta.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

(Fonte: legambiente.it/ 27.06.2019)

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