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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

In un clima controverso e indescrivibile prendono forma proposte e iniziative francamente incomprensibili.
Costruire consenso, tutto il resto viene dopo
La politica prova ad andare avanti per se stessa, a dare risposte al proprio pubblico ristretto, in attesa di maturare più ampie condivisioni. Ma, naturalmente, non sembra la strada per ritrovare il percorso perduto ormai da tanto tempo.

Le ultime vicende della politica “made in Italy” si susseguono senza cambiare il clima complessivo nel quale si calano (e senza, è il caso di aggiungere, minimamente offrire l’impressione di essere basate sullo stato di allerta che larga parte della popolazione vive quotidianamente). In altre parole, siamo di fronte a un’ulteriore parvenza di confusione che il ceto della politica manifesta attraverso la propulsione di iniziative e di provvedimenti che da un lato tendono a captare il consenso di quanti si ritrovano in condizioni davvero difficili sotto il profilo economico e dall’altro la condivisione di quanti puntano semplicemente a rimanere indenni rispetto all’ondata di cattive notizie che in ogni caso si abbattono sulla vita sociale del Paese. Perché, va sottolineato, si assiste sempre di più a un tam-tam di eventi che partono dal presupposto di comunicare emergenze, difficoltà, criticità alquanto sostanziose, per non dire gravissime.

E’ in questo clima controverso e indescrivibile che prendono forma proposte e iniziative francamente incomprensibili se non calate nella sola ottica che interessa alla politica e, in primo luogo, a quelle forze che in questi momenti predominano sia sul versante del governo – nazionale e locale – che su quello dell’opposizione. Si avverte, cioè, la sensazione di un grande sforzo in atto ( da una parte e dell’altra) per captare prima di tutto il consenso, per mettere insieme la forza elettorale: solo in un secondo momento si procederà a elaborare un “ragionamento” più evidente per centrare l’obiettivo di dare risposte esatte e coerenti alla domanda che proviene dagli elettori. Una domanda che ha ovviamente il profilo dell’emergenza: il lavoro, lo studio, la formazione, l’assistenza sanitaria. Ma anche la piena agibilità economica: imprese che cercano di operare e di uscire dal limbo dell’incertezza.

Siamo, quindi, in presenza dell’elaborazione di un ventaglio di ipotesi e di proposte che la politica pone in campo perché punta inevitabilmente a sondare il “panorama” che ha di fronte a se stessa, a “costruire” il profilo sociale della propria utenza specifica. E’ in questo modo che, poi, tara risposte, organizza iniziative, si propone al proprio pubblico già, pure, esaminato e conosciuto.

E’, quindi, evidente che siamo in un clima di campagna elettorale permanente, che viaggia su modelli lontani dal passato da vari punti di vista. Insomma, l’obiettivo è palese: individuare e, poi, aggregare un proprio pubblico, una propria utenza attraverso messaggi, iniziative, campagne di comunicazione, pianificazioni che interagiscono con il circuito giornalistico. Anzi, anticipando attraverso i media posizioni e piattaforme programmatiche si attivano, in realtà, anche sondaggi e valutazioni che, poi, possono essere utili per procedere all’elaborazione di posizioni, in realtà, già “pesate” e sondate.

Ma quanto resta del notevole contributo info/comunicativo da veicolare nelle sedi effettive della politica? O è vero, invece, il contrario? E cioè che si rende noto, si comunica, si dichiara solo molto poco di quanto, invece, si prova a fare nelle sedi istituzionali nelle quali la politica governa o, comunque, opera?

Siamo – com’è facile dedurre – in una situazione per tanti aspetti difficile da intendere. Si ha la sensazione che la politica provi in ogni caso ad andare avanti per se stessa, a dare risposte al proprio pubblico ristretto, in attesa di maturare un più ampio consenso.

Ma, naturalmente, non sembra la strada per ritrovare il percorso perduto ormai da tanto tempo.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

@PappalardoE

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