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I numeri dell'economia »

Unioncamere ha confermato la difficile prospettiva che si delinea per l’inizio del 2021.
Commercio, scarsa liquidità. A gennaio picco di chiusure
“Il 24% di imprese ritiene auspicabili provvedimenti su moratorie e dilazioni nei pagamenti, il 20% su azioni a sostegno ai consumi e il 16% su misure di ristoro”.

“Il picco delle chiusure delle imprese del settore del commercio è atteso nei primi mesi del prossimo anno”. Unioncamere – nel corso di un’audizione alla Camera presso la decima Commissione Attività produttive – ha fatto il punto della situazione, confermando la difficile prospettiva che si delinea per l’inizio del 2021. I dati, emersi dall’indagine “effettuata ad ottobre sulle imprese del commercio e dei pubblici esercizi dal Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne”, evidenziano “come due imprese su cinque del commercio lamentino un deterioramento della liquidità a seguito dell’emergenza sanitaria”. Attenzione incentrata, quindi, sul versante della liquidità necessaria a sostenere l’impatto di queste dinamiche. “Per questo – spiega Unioncamere – il 24% di imprese ritiene auspicabili provvedimenti su moratorie e dilazioni nei pagamenti, il 20% su azioni a sostegno ai consumi e il 16% su misure di ristoro”.

“Deterioramento di liquidità e fatturato”.

“Durante la crisi pandemica- ha sottolineato il vice presidente di Unioncamere, Antonio Paoletti – uno degli effetti maggiormente riscontrati dalle imprese è stato un repentino deterioramento della liquidità e del fatturato. Ciò ha indotto molte imprese a richiedere nuove linee di credito pur senza requisiti di affidabilità. E ora la stagione dei nuovi lockdown rischia di sferrare un altro pesante colpo a un comparto già messo a dura prova. E per questo è necessario dare risposte adeguate per aiutare gli imprenditori a superare questa fase emergenziale e, contemporaneamente, programmare la ripresa”.

Il primo periodo del 2021.

I primi mesi del 2021 “restituiranno – evidenzia Unioncamere – dati di peggioramento delle cessazioni che probabilmente si sommeranno al picco stagionale del fenomeno (le imprese tendono a concentrare le cancellazioni nei primi mesi dell’anno, e in particolare a gennaio e febbraio), con un ulteriore incremento di chiusure legato alla valutazione degli imprenditori di interrompere l’attività (che si intravede nei dati già nel mese di ottobre) a conclusione del bilancio dell’annus horribilis 2020”.

I numeri.

“Al 30 settembre 2020 – specifica Unioncamere – si contano nel commercio quasi 1,5 milioni di imprese, un quarto della base produttiva nazionale (24,7%), e quasi 400 mila imprese nei pubblici esercizi che concentrano un altro 6,5% del totale, arrivando in totale a quasi 1,9 milioni di imprese (31,2%). Quanto al giro d’affari quasi due terzi delle imprese commerciali e di somministrazione dichiara riduzioni del fatturato nel 2020, dato peggiore di quello relativo alle altre imprese industriali e dei servizi (55%). E guardando al futuro solamente il 27% degli imprenditori ritiene di poter recuperare i propri livelli produttivi nel 2021”.

(Fonte: unioncamere.gov.it/ 10.11.2020)

 

 

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