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Le città, come gli scienziati, i poeti e gli artisti, i filosofi e le persone d’amore non possono morire.
Ancora giorni di gioia, con ibridazioni genetiche (e culturali)
Oggi Graziella Persico avrebbe compiuto 71 anni. A quattordici dalla sua morte, come aveva previsto lo scienziato Lucio Luzzatto, il suo pensiero è in piena continuità innovativa.

di Pasquale Persico

Bob Martin, lo scienziato amico, che l’aveva accolta a Washington, e sua moglie erano arrivati a Venezia da qualche giorno, come ogni anno. Essi amavano Venezia, la casa in fitto, la spesa nei mercatini, le passeggiate nei luoghi lontani dal turismo di massa; la vita vissuta a Venezia come pausa urbana rigeneratrice. Quell’anno due motivi in più, per l’anziano scienziato: sua moglie presentava il libro che lei aveva scritto sulle persone che vivono negli Stati Uniti, ma che amano profondamente Venezia, la città che accompagna i loro pensieri; poi, in un intervallo possibile, volare fino a Napoli per rivedere la sua amica scienziata. Lo accolsi all’aeroporto con la scritta Mr. Martin sul mio petto, e lo accompagnai a casa di Graziella; il tempo del traffico mi consentì di approfondire la sua conoscenza di Venezia, per lui una città piena di luoghi vitali. Il buon caffè preparato da Graziella aiutò i due scienziati  a rincorrere per il mondo i tanti ricercatori amici comuni, una sorta di inventario della ricerca genetica di frontiera. Poi, tutti insieme in ospedale, per il ciclo di radiazioni programmate.

Al ritorno a casa una pietanza napoletana, semplice nell’elenco degli ingredienti (cipolle, carne, olio), ma impegnativa nel tempo di cottura e misteriosa sul perché del nome. La “genovese “ rallegrò ancora di più l’atmosfera gioiosa.

Senza un attimo di respiro il dopo pranzo, nel laboratorio di ricerca del Cnr fu fatto un aggiornamento veloce su tutto quello che di nuovo si stava producendo; una malinconia felice accompagnò lo scienziato nel volo verso Venezia, ancora sbalordito da tanta passione per le opportunità da cogliere nel tempo percepito; la sua Venezia gli apparve ancor più bella, si augurò di ripetere il viaggio a Napoli, ancora conquistato da Graziella e dalla sua “genovese”.

Anche Jim, professore e ricercatore all’Università di Calgary, aveva anticipato il suo consueto viaggio natalizio a Napoli di quasi un mese. Lui da tredici anni era il compagno innamorato e corrisposto di Graziella. Il loro stare insieme, nonostante lo spazio enorme che li separava, era fatto di pensieri e sentimenti paralleli al loro fare quotidiano: lavoro intenso, moltiplicato, per la ricerca.

Jim aveva deciso di moltiplicare i giorni di permanenza a Napoli, dando a lui e a Graziella la gioia dello stare insieme nel tempo giusto; lui diventò, così, il cuscino d’amore per affrontare la stanchezza delle cure malvagie.

Anche le figlie di Jim erano arrivate il giorno prima di Natale, loro che vivevano in due Stati diversi, California e Florida, potevano passare con Jim e con Graziella alcuni giorni di reciprocità vissuta.

Pochi giorni dopo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante il suo discorso inaugurale del 31 dicembre, si ricordò del coraggio di due donne che aveva incontrato a Napoli; la prima era una madre che aveva lottato con tutte le avversità perché suo figlio raggiungesse la dignità dell’istruzione e la seconda una giovane ricercatrice, che, nonostante il suo contratto di ricerca fosse basso ed in scadenza, non solo aveva mostrato la passione per quel lavoro, ma la voglia di continuarlo a qualsiasi condizione.

I media, il giorno dopo, andarono alla ricerca delle persone ed arrivarono a Graziella ed ai suoi occhi vividi di commozione. Durante la visita del presidente a Napoli, la sua allieva, Enza Colonna, presentò i risultati e le potenzialità della ricerca fatta nel Cilento. Aveva saputo mostrare “la forza morale delle donne”, disse il presidente.

Il giorno prima, nonostante la febbre alta della scienziata, tutta la comunicazione rilevante fu trasferita alla giovane allieva, che riuscì ad emozionare tutti, anche il presidente.

Il giorno dell’incontro all’Igb-Cnr, tutti avevano fatto un passo indietro, anche Andrea Ballabio, lo scienziato ricercatore responsabile scientifico di Telethon Italia, dopo aver ricordato con la semplicità dell’intelligenza di essere stato anch’egli allievo della scienziata napoletana, incoraggiò la giovane ricercatrice a parlare per tutti.

Quella ragazza, partita da un remoto paese della Basilicata, Lavello, nel Melfese, da sette anni seguiva come un’ombra Graziella; voleva anche lei scoprire come si fa a passare da ricercatore a scienziato; aveva capito che era necessario moltiplicare la curiosità all’infinito, non arretrare di fronte alla stanchezza, ma, soprattutto, non doveva aver paura dell’insuccesso, dell’incertezza e della complessità.

Di fronte al presidente si era liberata, il suo potenziale tutto in campo, lo aveva letto negli occhi della sua scienziata, che l’aveva esortata a partire nuovamente, per affrontare il campo nuovo.

A Ferrara, il Prof. Guido Barbujanni, l’avrebbe accolta nel suo laboratorio. La giovane ricercatrice cominciò a desiderare, come l’Ariosto, una piccola casa, con un piccolo giardino e, quantomeno un gatto, ad aspettarla, consapevole che il tempo lungo della ricerca l’avrebbe completamente assorbita, per poi ripartire nuovamente.

Le città, come gli scienziati, i poeti e gli artisti, i filosofi e le persone d’amore non possono morire, pensò la ragazza dai capelli scuri, specie se il caso fa viaggiare i pensieri di tutti quelli che amano il loro lavoro, facendolo diventare labirinto di conoscenza, di consapevolezza e di fertilità.

Oggi Graziella Persico avrebbe compiuto 71 anni, a quattordici anni dalla sua morte, come aveva previsto lo scienziato Lucio Luzzatto, il suo pensiero ed il suo comportamento sono ancora in vitalità e continuità innovativa ed un affresco da lei previsto è visibile: G. Barbujani, V.Colonna, “Homo sapiens, essere in pochi ed essere in tanti”, (www.youtube.it, https//youtu.be/KC4wnTLw0H8).

Noi europei abbiamo bisogno di nuove ibridazioni genetiche e culturali per salvarci e non al contrario.  

 

 

Foto Lo speciale -P. Persico+Sorella
Pasquale Persico e la sorella Graziella
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