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La mostra raccoglie documentazione di allestimenti, materiale d'archivio e una grande selezione concessa da Rai Teche.
Achille Bonito Oliva, per fotografare la coerenza
Conversazione immaginaria con il critico d’arte. Fare Totò, che è sempre contemporaneo, per continuare a non identificarsi con un progetto preciso. Avanguardia e post avanguardia (o non-avanguardia), mago dell’ironia.

Dopo la mostra dedicata ad Harald Szeemann nel 2019, organizzata in collaborazione con il Getty Research Institute di Los Angeles, ecco  il secondo capitolo del grande progetto dedicato ai più autorevoli curatori d’arte contemporanea del XX e XXI secolo che prende forma. La mostra per celebrare Achille Bonito Oliva è  curata da Andrea Viliani, responsabile e curatore del Centro di Ricerca del Castello di Rivoli sulla base di un concetto di Carolyn Christov-Bakargiev e Achille Bonito Oliva, con un comitato scientifico composto da Marcella Beccaria, capo curatore e curatore delle collezioni del museo, e Cecilia Casorati, Laura Cherubini, Stefano Chiodi, Paola Marino, storici dell’arte che negli anni hanno seguito la ricerca e l’attività saggistica e espositiva di Achille Bonito Oliva. La mostra raccoglie anche documentazione di allestimenti, materiale d’archivio e una grande selezione concessa da Rai Teche. Tra le più recenti partecipazioni mediatiche del critico d’arte rientra la conversazione di Bonito Oliva con Harry Styles commissionata da Gucci per Gucci Fest.

Sulla base di queste notizie raccolte e diffuse dall’Ansa, è possibile immaginare una conversazione immaginaria che fotografa la coerenza di ABO (Achille Bonito Oliva), che preferisce essere l’interprete fedele di se stesso, perché fin da piccolo non ha accettato il mondo che lo circondava ed oggi è convinto che è difficile cambiarlo con il contributo degli intellettuali. Non resta che continuare a non identificarsi con un progetto preciso e fare il Totò, che è sempre contemporaneo: egli  sa già tutto e se vuole potrà spiegarlo a tutti, ma solo perché si ritiene avanguardia e post avanguardia o non-avanguardia e  mago dell’ ironia.

Caro Achille, ora che i tuoi materiali d’archivio hanno trovato casa nel luogo che tu  ritieni il più importante museo d’arte contemporaneo d’Italia è caduta definitivamente, e con coerenza, l’idea che parte dell’archivio potesse abitare la tua casa natia, a Caggiano. Quella casa, in maniera impropria, gli abitanti di Caggiano la chiamano Casa Bonito Oliva, invece essa apparteneva alla famiglia di tua madre e fu donata al Comune per evitare che come altre importanti case crollasse. Oggi, ristrutturata su progetto dell’architetta Iole Giarletta – per iniziativa di Dna Maratea Contemporanea – seguirà le indicazioni del direttore del Museo Egizio di Torino, Christina Greco: un museo che non c’è, perché proiettato verso la memoria del futuro da trovare, con la ricerca sul vuoto concettuale e programmatico, da vivere come vortice del silenzio (Doris Von Drathen, Ecole Spécial D’Architecture, Paris), quindi come ricerca dell’ospitalità. Un laboratorio della città del quarto paesaggio, che studia i temi del museo di nuova identità, capace di generare nuove reti di relazioni di area vasta e  di influenzare il risveglio della società a civiltà plurale che è ancora dormiente.

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La conversazione immaginaria

Suggerimenti da dare?

In realtà, come primo figlio di una schiera di altri otto, posso solo affermare che non sono mai stato toccato dalla nostalgia e la mia irriverenza, in ogni luogo, è stata anche la chiave principale per farmi riconoscere.

Riconosciuto da Argan sono stato un contrappunto necessario, mancante nel suo dipartimento romano. La mia discendenza da avi di potere, connessi al Papa di turno o ai Re in transito, mi ha spinto a dimenticare il passato e vivere nel post-presente. Caggiano è lontano da tutto e io non sono un paesologo contemporaneo, non a caso amo Napoli e Totò e penso di dovermi dedicare ancora al progetto di Museo Obbligatorio, in sintonia con il Prof. Ennio Cascetta che con i suoi studi recenti ha riconosciuto il salto di scala dell’attrattore Metropolitana dell’arte.

Caro Achille ti capisco, anch’io per la mia coerenza non ho accettai di far parte del comitato scientifico che ha accompagnato la prima giunta Bassolino nel percorso di spesa del programma europeo 2000-2007, forse avremmo potuto confrontarci allora, ho preferito moltiplicare i laboratori membrana di ricerca sulla  nuova urbanità,  con esperienze di intersezione tra arte e molte altre discipline.

La Piazza dei Flauti sul monte Cervati , intervento simbolo del piano strategico del Parco Nazionale del Cilento, è stata assorbita dalla Natura ed i suoi frammenti, portati dalle acque sotterranee, saluteranno Caggiano anche nel tempo futuro,  trasportati dalle acque del Tanagro per congiungersi attraverso il fiume Sele al travertino di canne ancora presente, ed in abbondanza, sotto le mura di Paestum, per diventare anch’essi memoria del futuro, nella definizione di Evelina Christillin

Non sento questa responsabilità, il mio progetto  è diverso anche se la rottura degli schemi è il mio gioco preferito, ma, come ho già detto, non credo che gli intellettuali  possano essere protagonisti del cambiamento sociale globale. L’arte ed il sistema dell’arte prima o poi sarà assorbito sempre dal mercato. Pur non essendo in empatia completa con Marco Meneguzzo condivido il suo pensiero su Il Capitale Ignorante. Il capitale finanziario sa assorbire anche il fenomeno culturale del collezionismo colto;  il valore dell’opera e la sua aspettativa di crescita finanziaria, oggi, influenza tutti i comportamenti. Non a caso molti collezionisti istituzionali sanno muovere i loro capitali anche nel settore dell’arte ed  inseguono le avanguardie che a loro volta non avevano o non hanno  la velleità di diventare rivoluzionarie.

Il mio annunciare un ritorno specifico a Napoli mi consente di nascondere anche qualche nostalgia vitale, ad esempio quella della prima mostra alla saletta rossa della libreria Guida, oggi scomparsa. La irriverenza di Napoli per tutte le altre città che inseguono il contemporaneo mi attrae ancora ed il gioco annunciato dal Prof  Cascetta – la metropolitana come attrattore produce economie di diversità per la città – mi consente di dare al mio corpo che cambia sempre inseguendo la mia mente, delle nuove opportunità. Ribadisco, tradire il traditore mi rende disponibile a parlare d’arte e di tutto, sviluppando contrappunti linguistici e sonori (alla Totò) capaci di moltiplicare il valore dell’ironia e dell’umorismo, a seconda del sentirsi cattivi o divertenti, da bambino adulto e navigato.

Bene, a Caggiano il tuo nudo montato dentro una ecografia gigante, ha una  foglia di Aglianico varietà bianco, che copre il tuo segno di appartenenza alla vitalità creativa, essa comunica un nuovo potenziale territoriale, nato da una mutazione genetica naturale, ritrovata durante uno scavo archeologico poco distante dal centro storico. Questa volta, e senza volerlo, ABO fa pubblicità al suo luogo natio, e questa, comunque, a prescindere,  è  una buona notizia anche per Caggiano.

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Pasquale Persico
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